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Montefiore Dell'Aso Arte

Carlo Crivelli
trittico S. Caterina d'Alessandria,
S Pietro Apostolo, S. Maria Maddalena, il Beato Giovanni Duns Scoto, S. Chiara, S. Ludovico da Tolosa; Chiesa di S. Lucia.Non è un'opera conservatasi integra, come le poche rimaste nelle marche e non ha seguito completamente il destino di divisione di mole altre, smontate nei singoli panelli, disperse in seguito a vendite sul mercato antiquario, o in mano Il collezionismo ottocentesco. È In Poi ittico diventato forzatamene Trittico, forma non prediletta da Crivelli, né dalla committenza del territorio della Marca, il più delle , olte Francescani e Domenicani. )el resto i poi ittici assomigliano alle facciate verticaleggianti delle chiese urbane diventate più spaziose del passaggio dal romanico al gotico anche per l'esigenza di ospitare un maggior numero di fedeli richiamati dalle prediche appassionate di qualche influente membro di questi Ordini Mendicanti. Il contesto di questo poi ittico è tutto dedicato all'Ordine francescano; esso proviene infatti dalla chiesa di S. Francesco che costituiva, con l'annesso Convento, una presenza economicamente e socialmente importànte nella Montefiore del Quattrocento. A destra della Madonna col Bambino, sempre in posizione centrale nelle opere crivellesche, vi era S. Francesco; nell'ordine superiore, a mezzobusto, altri rappresentanti del firmamento dell'Osservanza: S. Ludovico da Tolosa, spesso
rappresentato con il manto gigliato sopra la tonaca da frate e con una decorazione a rilievo per la mitra, S. Chiara e infine un misterioso personaggio francescano. L'enigma sull'identità del Santo è stata svelato da alcuni studiosi appassionati. La tesi è che "l'ignoto francescano del Polittico di Montefiore è il Beato Giovanni Duns Scoto; l'identificazione è provata innanzitutto per esclusione. Analizzando i "segni" distintivi del misterioso Santo non si 'ravvisa una rispondenza con il consueto lessico di oggetti e immagini utilizzati da Crivelli per connotare altri Santi. I rilievi iconografici per identificare i personaggi sono molto importanti per un artista del Quattrocento come Crivelli che eseguiva delle opere per una committenza religiosa; era tenuto a rispettare certi esempi ricorrenti
nella rappresentazione dei Santi, così da garantire una precisa e
chiara decodificazione da parte dei fedeli e soprattutto una tradizione iconografica che deve significare la sacralità, il messaggio ab aeterno. I riscontri favorevoli a Duns Scoto sembrano, dunque, più d'uno è un frate dai capelli neri, il che dice l'età non avanzata del personaggio, e con il copricapo dottorale in testa che costringe a pensare a un dottore universitario - ed infatti Duns Scoto era detto dottor sottile - a questo punto è da pensare che si tratti di Giovanni Duns Scoto, accolto molto giovane nell'Ordine francescano, dottore a Cambridge,  Oxford, Parigi e Colonia. Particolare attenzione merita la cornice lignea dell'arbitrario "trittico" di  Montefiore. Infatti le colonnine tortili centrali combaciano irregolarmente mentre le colonnine laterali sono interrotte da capitelli: è una delle spie dello smembramento dell'originario polittico a cinque scomparti con predella e di un ricongiungimento giustapposto delle parti tuttora conservate nella chiesa di S. Lucia. Il poi ittico, nella sua esecuzione originaria, comprendeva, secondo la
ricostruzione proposta dalla critica, S. Francesco, Madonna col Bambino nell'ordine inferiore, Cristo morto sorretto da Angeli, un santo a mezzo busto non definitivamente identificato nell'ordine superiore, lo scabellum o predella con il Cristo benedicente e gli Apostoli. 
Carlo Crivelli
(Venezia, 1430-Ascoli Piceno 1493) Lavorò a Padova, nella bottega dello Squarcione al tempo in cui vi lavorava anche Mantegna. La sua prima opera, la Madonna della Passione, che si trova a Verona nel Museo Civico d'arte, ci mostra come la sua pittura leghi modi rinascimentali, tardo-gotici veneziani con la tendenza all'astrazione dei colori e delle forme ed un certo gusto per la definizione grafica; una pittura che rievoca lo smalto delle icone e dei mosaici bizantini. Tutto questo è evidente nel grandioso Polittico di Ascoli Piceno realizzato nel 1473, nel quale le figure sono dipinte su un fondo in oro, il tutto racchiuso in una sfarzosa cornice dorata. Nel 1486, sempre ad Ascoli Piceno, dipinse L'annunciazione chiaramente ispirata al Mantegna. Tra le altre opere importanti: La Pietà della Pinacoteca di Brera, La Madonna col Bambino al Metropolitan Museum di New York. Il pittore morirà ad Ascoli Piceno nel 1493 circa. Vittore Crivelli (V~, 1440cirrn-Fermo, 1ffi2cirrn) Fratello minore del più celebre Carlo, il cui stile imitò assai da vicino pur ricordando a volte anche suggerimenti dei Vivarini, in particolare di Bartolomeo. Una prima attività in Dalmazia è testimoniata da tre documenti (1465, 1469, 1470) che lo dicono attivo a Zara, mentre nel 1481 è già nelle Marche, evidentemente al seguito di Carlo. Per diverse chiese della regione elabora sontuosi polittici racchiusi in elaborate cornici di gusto ancora gotico, dove figure dalla grazia impassibile e manierata galleggia- no in un'aura d'oro, impreziosita dalla resa sfavillante di broccati, armature, oreficerie. Una serie di opere datate consente di seguirne il percorso per un ventennio fino all'ultima commissione per un po- littico a Osi mo, nel 1501, lasciato incompiuto. Vincenzo Pagani (Monterubbiano 1490 -1568) Il più fecondo pittore attivo nelle Marche nel primo Cinquecento, tra le opere della sua fase gio- vanile da ricordare è la Madonna col Bambino e quattro Santi della Chiesa parrocchiale di Ortezza- no, databile intorno al 1510. La copiosissima produzione del Pagani viene ad occupare il posto lasciato vuoto dall'estinguersi della bottega crivellesca. Si tratta di un awicendamento ben poco traumatico, come d'altra parte dimostra l'immediato consenso riscosso presso la committenza locale. La forma mentis del Pagani è fondamentalmente ancorata alla cultura dei Crivelli e dei loro seguaci nella zona, con prudenti e graduali aggiustamenti nel tempo nella direzione umbro-raffaellesca come in quella del Lotto, senza che questo comporti un effettivo superamento dei rigidi linearismi quat- trocenteschi. .

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